COMMENTS
Hanno scritto sul mio lavoro:
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…… Ciò che a noi interessa sottolineare di questo bel libro è la sua rara,
veramente rara e strana carica d’arte che si annida nei particolari, negli
elementi del tempo passato, nelle piogge, nevicate e calure che si sono
sovrapposte, in una parola nel passaggio delle generazioni……. “
Goffredo
Parise (Corriere della Sera,
agosto 198
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“….. Le fotografie costituiscono un prolungamento nello
spazio e nel tempo: si inseriscono in una funzione critica, in una nuova e
diversa coscienza dello sguardo fotografico. Ognuna di esse, infatti, ha in sé
spazi e ritmi aperti, non costretti nella singola inquadratura formalmente
risolta e della impressione casuale, ma viceversa tende ad una coesione con le
altre fotografie, a un montaggio nel quadro e oltre il quadro.”
Giuseppe
Turroni (Corriere della Sera, marzo 1978)
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“Questo
libro appare felice, soprattutto nell’idea indicata nel titolo: con questo vis
à vis, che è apparentemente un francesismo, ma che invece, come ha inteso
Lorenzo Capellini, rappresenta non tutto Giotto ma un “Giotto di
testa”……. E’ stata anche un’idea certamente felice anche il modulo
compositivo voluto da Capellini, quello di fare una silloge dei volti nelle
diverse condizioni psicologiche della felicità, dell’ansia, dell’attesa,
della speranza, della vecchiaia.
……Questo
libro è il libro di Giotto poeta puro, poeta dei volti, poeta dei sentimenti,
poeta delle emozioni. Un Giotto che fa sentire i sentimenti del suo cuore
profondo. Ecco, questo Giotto venuto fuori da queste immagini di volti e di
mani, estrtti dal racconto, che ci fa sentire quanto sentimento, quanto
cuore,quanta poesia pura ci fossero in questo pittore……….”
Vittorio
Sgarbi (dicembre
2002)
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“
Il mio amico Lorenzo Capellini, che fu grande cacciatore in Africa , compagno di
Hemingway (allora) e di Moravia (oggi) nei viaggi in
Africa e che il lettore conoscerà per le sue belle fotografie, smise di
cacciare improvvisamente perché vide gli occhi di una zebra morente. Ne fu
sconvolto perché lo guardavano con dispiacere: il dispiacere forse consapevole
(chi lo sa) di abbandonare per sempre la vita. Non prese mai più il fucile in
mano.”
Goffredo
Parise (Corriere della Sera,
settembre 1981) |
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“…..
Il mondo dell’arte, dalla letteratura alla scultura e all’architettura, dal
cinema al teatro alla danza ella musica classica e non, è rappresentato in una
antologica del secolo che tassello dopo tassello ricostruisce la storia della
creatività e del pensiero di questo Novecento che volge al termine……”
Il Manifesto
(gennaio 1 |
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“Vienna,
gabinetti pubblici. Parigi, brasserie Lipp. Londra, laundry service. Venezia, Joseph Beuys. La storia bella brutta di
“Luoghi e Persone dell’Arte” è raccontata dall’obbiettivo di Lorenzo
Capellini, nella retrospettiva organizzata dai Fratelli Alinari a Palazzo
Vecchio a Firenze. Quant’anni di fotografie che sondano volti, attimi e
intervalli delle vite di semidei e straccioni: siamo tutti coinvolti in
questa storia illustrata…..”
Manuela Gandini
(Il Sole-24 Ore, gennaio 1999)
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“…….
La ringrazio di cuore per le bellissime fotografie del sottoscritto.
E’
riuscito a rendere non dico gradevole ma almeno tollerabile una delle facce che
in vita mia ho maggiormente aborrito…….”
Dino Buzzati
(Milano, gennaio 1971)
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“……
E’ su questa scia che s’incontra il più recente lavoro di Lorenzo
Capellini, fotografo genovese di nascita ma giramondo di vocazione: una mostra
con 150 immagini a colori e in bianco e nero, che ritraggono schiene nude in
situazioni e contesti diversi. Ma che sempre sembrano esprimere una vitalità a
sé stante, svelando la natura più intima, e perciò sensuale, del soggetto
ritratto……”
Donatella Bogo
(Sette, dicembre 2000)
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“……Sono frammenti corporali maschili e femminili
attrverso i quali Capellini riesplora uno degli scorci più frequentati dalla
pittura di nudo: “L’occhio del fotografo è come quello del pittore che gode
della forma, della struttura e della luce”, dichiara a proposito dei
riferimenti ad altri ambiti delle arti visive, a partire da Toulouse Lautrec……..”
Franco
Fanelli (Il Giornale dell’Arte, dicembre 2000) |
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“Benvenuti
nel mondo. Il mondo appeso alle pareti di Palazzo Vecchio a Firenze, il mondo
che poi è un’esistenza. Quella di
Lorenzo Capellini. Di foto in foto, si capisce che il mondo del maestro ha una
sua mitologia con eroi, guerrieri, muse e dei. C’è Alessandra Ferri che sa
unire la grazia alla sensualità.C’è Patty Smith, un miscuglio di violenza e
grazia che è tutta in una mano sollevata al cielo con ritrosia e
dolcezza……….”
Fulvio
Paloscia (La Repubblica, gennaio 1999)
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“……. Nasce così all’anagrafe della fotografia
Lorenzo Capellini, una vita dietro l’obbiettivo tra Londra, Africa, Venezia e
Milano, unendo le due passioni della sua vita, l’arte e la fotografia. Arte in
tutte le sue forme: visiva, teatrale, fissata in un verso o in romanzo,
racchiusa in una partitura o in un balletto.
In quarant’anni di clic Capellini è diventato uno dei nomi di spicco
del reportage culturale, tanto che la Fondazione Italiana per la Fotografia gli
dedica un’antologica…..”
Stefania Berbenni
(Panorama, ottobre 1995)
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“Complice di Alberto Moravia nei lunghi viaggi in Africa,
amico di Hemingway frequentato in Spagna tra tori e toreri e legato da un
sodalizio fraterno con Parise, il fotografo Lorenzo Capellini si presenta
maestro sublime del reportage culturale. E certamente i suoi scatti trasmettono
grandi emozioni, i ritratti soprattutto. L’artista ci consegna splendide
immagini di scrittori, poeti, pittori, attori e attrici, compositori e
ballerini……….. Immagini come poesia e in queste immagini le storie, per
una curiosità insaziabile che non è mai indiscreta ma sempre elegante.”
Novella Barbolani
(Il Giornale, gennaio 1999)
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“…….
Capellini racconta la sua vita con tono confidenziale nello snodarsi dei
fotogrammi, la dipinge come un pittore con la sua curiosità e sensibilità,
paragonandola ad un viaggio in cui non si smette di osservare, attraversato da
miriadi di situazioni e figure che ha deciso di farci conoscere.”
Donatella Mercati
(La Nazione, gennaio 1999)
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“Una curva
sinuosa, un’ombra accennata, un’armonia perfetta. Profili di una solennità quasi
statuaria, esaltati dalla perfezione dei dettagli; visioni umane che riescono a
esprimere – con sorprendente efficacia – potenza plastica e ricchezza interiore
nello stesso tempo. Ma in quelle immagini c’è anche paura e timidezza, arroganza
e malinconia: una sorta di esplorazione interiore. Sono le schiene, nude o
vestite, di Lorenzo Capellini,uno dei più eclettici rappresentanti della
fotografia contemporanea…”
Roberto Ballarin
(Il Gazzettino, febbraio 2001)
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“……..
Lo testimonia la mostra dedicata a Giò Pomodoro, accompagnata dalle immagini di
Lorenzo Capellini: splendido esempio di un fotografo che ha saputo e continua a
dimostrare di poter interpretare il lavoro di un artista. Il catalogo con le
suggestioni e le sue soluzioni imprevedibili e nello stesso tempo concrete
sarebbe piaciuto molto a Paul Valéry nel senso che attraverso la
rappresentazione visiva non si perde contatto con la realtà degli oggetti e,
soprattutto, con il lavoro dell’artista chiamato – nel caso di Pomodoro è
fin troppo evidente – a risolvere verticalmente i suoi problemi…….”
Carlo Bo
(Corriere della Sera, marzo 1998)
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“……..
Volti e mani di donne, soprattutto, che Capellini coglie e giustappone in una
silloge che diventa un confronto di sentimenti, una scomposizione alla Andy
Warhol che esalta la propensione lirica di un Giotto che via via abbiamo finora
conosciuto in tutta la sua dimensione epica, drammatica, iconografica. Il libro
è di grande raffinatezza figurativa. Con le sue fotografie Capellini è
riuscito a rendere ancora più suggestiva la leggibilità. E’ un Giotto
intenso, realista, quasi carnale, quello che ora ci appare da questi primi
piani……..”
Marco Bevilacqua
(La Nuova Venezia, novembre 2002)
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“Ha
immortalato innumerevoli celebrità e girato tutto il mondo, ma in questa
esposizione il fotografo Lorenzo Capellini presenta lavori completamente
diversi: 150 scatti che hanno per protagonista la schiena. Schiene
appunto per una galleria davvero inusuale, in
cui non esistono le espressioni del volto, ma solo la forza dei nudi
visti da dietro: la personalità dei soggetti emerge prepotentemente…..”
GQ
(gennaio 2001)
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“…..Dall’amicizia
tra Goffredo Parise e Lorenzo Capellini nasce questo libro. Dall’amicizia, che
è saper ascoltare anche i silenzi e leggere dentro le righe, nascono queste sue
immagini del Veneto di Parise. Dietro c’è più passione che mestiere. C’è
appunto un sentimento di amicizia che è diventato comune sensibilità di
inquadrature, quando Lorenzo accompagnava Goffredo nei suoi itinerari attraverso
la “patria Veneto” e identità d’occhio, d’amore, nelle fotografie che
sono state ispirate dalle pagine di Parise……”
Guido Vergani
(Nuova Alfa Editoriale 1986)
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“……
Tra i molteplici versanti dell’attività di Lorenzo Capellini, quello più
fecondo è attinente al reportage dal mondo dell’arte: là dove, cioè, il
fotografo risponde a quella strana irresistibile esigenza dell’osservatore che
vuol vedere chi stia dietro all’opera d’arte, tentando forse di ricostruire
attraverso una mappa di sguardi, rughe ed espressioni una “sintomatologia
fisiognomica” di quanto si vede nell’opera medesima…”
Franco Fanelli
(Il Giornale dell’Arte 1995)
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“Centocinquanta
fotografie di schiene nude e vestite, di donne e uomini, di ballerine di Masai e
giocatori di golf. Le ha fatte Lorenzo Capellini, genovese, professione
reporter.
La
mostra intriga il visitatore non solo per la sensualità che riesce a comunicare
ma anche per la grande tecnica: i dorsi sono
sculture che emanano una suggestione erotica intensificata dalla
distorsione-torsione fisica dei corpi………..”
Eleonora Attolico
(L’Espresso, febbraio 2002)
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“
Il Mondo di Pannunzio rimarrà nella
storia dei giornali, della politica e del costume una testata che ha segnato
un’epoca per dirittura morale e civile e per prestigio di firme e di immagini.
Di immagini, perché le fotografie che Pannunzio sceglieva di persona dovevano
essere molto particolari e dovevano avere la forza di un articolo. Una scelta
difficile. Da Londra Elio Nissim, collaboratore del Mondo dalla fondazione, segnalò a Pannunzio un fotografo che viveva
a Londra, Lorenzo Capellini. Pannunzio stese tutte le fotografie sul suo tavolo:
vide, ne prese una in mano e osservandola disse: “Bene”. Raccomandò a
Capellini di posare l’obbiettivo su immagini che fossero rivelatrici di
costume. Da quel momento, ovunque si trovasse, Capellini pensava al Mondo:
guardava, scattava e spediva. Pannunzio sceglieva e pubblicava……”
Gaetano Afeltra
(Corriere della Sera, 1996)
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“……L’uso
della fotografia nella mostra di Pomodoro ha invece finalità che oltrepassano
il semplice compito didattico. L’intento è piuttosto di carattere estetico.
Si vuole cioè stabilire una simbiosi, quasi un rapporto di “coazione”, tra
scultura e fotografia, che modifichi il concetto di opera d’arte come pura
oggettualità conclusa in una certa quantità e varietà di materia
opportunamente lavorata. Gli elementi sui quali l’azione combinata di scultura
e fotografia ottiene gli effetti più significativi sono il tempo e lo
spazio….. Pomodoro e Capellini
dilatano enormemente il tempo e lo spazio dell’opera-oggetto, aprendolo ai
momenti che hanno preceduto la realizzazione finita e determinando un continuum
dove presente e passato, luogo di visione e luoghi di preparazione, finiscono
per confondersi in una dimensione diversa…….”
Vittorio Sgarbi
(Oggi, marzo 1998) |
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“…….
Ecco perché ogni sua nuova mostra, ogni suo nuovo libro, diventano per
me una festa dell’anima. Il barbuto Lorenzo Capellini, dal sorriso dolcissimo,
ha sfornato una serie di libri e di mostre incalzante, senza mai un anno di
pausa. Insomma, a ripercorrere l’ormai suo lungo itinerario divenuto racconto
per immagini prossime a diventare documento
prezioso di storia, si scopre che fantasia e voglia di scoprire il senso in
ombra della realtà artistica sono state per lui una sorta di impegno morale, di
esercitazione penitenziale vissuta in leggerezza di spirito durante tutte le
stagioni della sua errabonda esistenza…..”
Gian Antonio Cibotto (Il Gazzettino, marzo 1996)
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