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“…….  Ecco perché ogni sua nuova mostra, ogni suo nuovo libro, diventano per me una festa dell’anima. Il barbuto Lorenzo Capellini, dal sorriso dolcissimo, ha sfornato una serie di libri e di mostre incalzante, senza mai un anno di pausa. Insomma, a ripercorrere l’ormai suo lungo itinerario divenuto racconto per immagini prossime a diventare  documento prezioso di storia, si scopre che fantasia e voglia di scoprire il senso in ombra della realtà artistica sono state per lui una sorta di impegno morale, di esercitazione penitenziale vissuta in leggerezza di spirito durante tutte le stagioni della sua errabonda esistenza…..”

Gian Antonio Cibotto (Il Gazzettino, marzo 1996)

Gian Antonio Cibotto

“……L’uso della fotografia nella mostra di Pomodoro ha invece finalità che oltrepassano il semplice compito didattico. L’intento è piuttosto di carattere estetico. Si vuole cioè stabilire una simbiosi, quasi un rapporto di “coazione”, tra scultura e fotografia, che modifichi il concetto di opera d’arte come pura oggettualità conclusa in una certa quantità e varietà di materia opportunamente lavorata. Gli elementi sui quali l’azione combinata di scultura e fotografia ottiene gli effetti più significativi sono il tempo e lo spazio…..  Pomodoro e Capellini dilatano enormemente il tempo e lo spazio dell’opera-oggetto, aprendolo ai momenti che hanno preceduto la realizzazione finita e determinando un continuum dove presente e passato, luogo di visione e luoghi di preparazione, finiscono per confondersi in una dimensione diversa…….”

Vittorio Sgarbi (Oggi, marzo 1998)

Vittorio Sgarbi

“ Il Mondo di Pannunzio rimarrà nella storia dei giornali, della politica e del costume una testata che ha segnato un’epoca per dirittura morale e civile e per prestigio di firme e di immagini. Di immagini, perché le fotografie che Pannunzio sceglieva di persona dovevano essere molto particolari e dovevano avere la forza di un articolo. Una scelta difficile. Da Londra Elio Nissim, collaboratore del Mondo dalla fondazione, segnalò a Pannunzio un fotografo che viveva a Londra, Lorenzo Capellini. Pannunzio stese tutte le fotografie sul suo tavolo: vide, ne prese una in mano e osservandola disse: “Bene”. Raccomandò a Capellini di posare l’obbiettivo su immagini che fossero rivelatrici di costume. Da quel momento, ovunque si trovasse, Capellini pensava al Mondo: guardava, scattava e spediva. Pannunzio sceglieva e pubblicava……”

Gaetano Afeltra (Corriere della Sera, 1996)

Gaetano Afeltra

“Centocinquanta fotografie di schiene nude e vestite, di donne e uomini, di ballerine di Masai e giocatori di golf. Le ha fatte Lorenzo Capellini, genovese, professione reporter.

La mostra intriga il visitatore non solo per la sensualità che riesce a comunicare ma anche per la grande tecnica: i dorsi  sono sculture che emanano una suggestione erotica intensificata dalla distorsione-torsione fisica dei corpi………..”

Eleonora Attolico (L’Espresso, febbraio 2002)

Eleonora Attolico

“…… Tra i molteplici versanti dell’attività di Lorenzo Capellini, quello più fecondo è attinente al reportage dal mondo dell’arte: là dove, cioè, il fotografo risponde a quella strana irresistibile esigenza dell’osservatore che vuol vedere chi stia dietro all’opera d’arte, tentando forse di ricostruire attraverso una mappa di sguardi, rughe ed espressioni una “sintomatologia fisiognomica” di quanto si vede nell’opera medesima…”

Franco Fanelli (Il Giornale dell’Arte 1995)

Franco Fanelli

“…..Dall’amicizia tra Goffredo Parise e Lorenzo Capellini nasce questo libro. Dall’amicizia, che è saper ascoltare anche i silenzi e leggere dentro le righe, nascono queste sue immagini del Veneto di Parise. Dietro c’è più passione che mestiere. C’è appunto un sentimento di amicizia che è diventato comune sensibilità di inquadrature, quando Lorenzo accompagnava Goffredo nei suoi itinerari attraverso la “patria Veneto” e identità d’occhio, d’amore, nelle fotografie che sono state ispirate dalle pagine di Parise……”

Guido Vergani (Nuova Alfa Editoriale 1986)

Guido Vergani

“Ha immortalato innumerevoli celebrità e girato tutto il mondo, ma in questa esposizione il fotografo Lorenzo Capellini presenta lavori completamente diversi: 150 scatti che hanno per protagonista la schiena. Schiene appunto per una galleria davvero inusuale, in  cui non esistono le espressioni del volto, ma solo la forza dei nudi visti da dietro: la personalità dei soggetti emerge prepotentemente…..”

GQ (gennaio 2001)

GQ

“…….. Volti e mani di donne, soprattutto, che Capellini coglie e giustappone in una silloge che diventa un confronto di sentimenti, una scomposizione alla Andy Warhol che esalta la propensione lirica di un Giotto che via via abbiamo finora conosciuto in tutta la sua dimensione epica, drammatica, iconografica. Il libro è di grande raffinatezza figurativa. Con le sue fotografie Capellini è riuscito a rendere ancora più suggestiva la leggibilità. E’ un Giotto intenso, realista, quasi carnale, quello che ora ci appare da questi primi piani……..”

Marco Bevilacqua (La Nuova Venezia, novembre 2002)

Marco Bevilacqua

“…….. Lo testimonia la mostra dedicata a Giò Pomodoro, accompagnata dalle immagini di Lorenzo Capellini: splendido esempio di un fotografo che ha saputo e continua a dimostrare di poter interpretare il lavoro di un artista. Il catalogo con le suggestioni e le sue soluzioni imprevedibili e nello stesso tempo concrete sarebbe piaciuto molto a Paul Valéry nel senso che attraverso la rappresentazione visiva non si perde contatto con la realtà degli oggetti e, soprattutto, con il lavoro dell’artista chiamato – nel caso di Pomodoro è fin troppo evidente – a risolvere verticalmente i suoi problemi…….”

Carlo Bo (Corriere della Sera, marzo 1998)

Carlo Bo

“Una curva sinuosa, un’ombra accennata, un’armonia perfetta. Profili di una solennità quasi statuaria, esaltati dalla perfezione dei dettagli; visioni umane che riescono a esprimere – con sorprendente efficacia – potenza plastica e ricchezza interiore nello stesso tempo. Ma in quelle immagini c’è anche paura e timidezza, arroganza e malinconia: una sorta di esplorazione interiore. Sono le schiene, nude o vestite, di Lorenzo Capellini,uno dei più eclettici rappresentanti della fotografia contemporanea…”

Roberto Ballarin (Il Gazzettino, febbraio 2001)

Roberto Ballarin

“……. Capellini racconta la sua vita con tono confidenziale nello snodarsi dei fotogrammi, la dipinge come un pittore con la sua curiosità e sensibilità, paragonandola ad un viaggio in cui non si smette di osservare, attraversato da miriadi di situazioni e figure che ha deciso di farci conoscere.”

Donatella Mercati (La Nazione, gennaio 1999)

Donatella Mercati

“Complice di Alberto Moravia nei lunghi viaggi in Africa, amico di Hemingway frequentato in Spagna tra tori e toreri e legato da un sodalizio fraterno con Parise, il fotografo Lorenzo Capellini si presenta maestro sublime del reportage culturale. E certamente i suoi scatti trasmettono grandi emozioni, i ritratti soprattutto. L’artista ci consegna splendide immagini di scrittori, poeti, pittori, attori e attrici, compositori e ballerini……….. Immagini come poesia e in queste immagini le storie, per una curiosità insaziabile che non è mai indiscreta ma sempre elegante.”

Novella Barbolani (Il Giornale, gennaio 1999)

Novella Barbolani

“……. Nasce così all’anagrafe della fotografia Lorenzo Capellini, una vita dietro l’obbiettivo tra Londra, Africa, Venezia e Milano, unendo le due passioni della sua vita, l’arte e la fotografia. Arte in tutte le sue forme: visiva, teatrale, fissata in un verso o in romanzo, racchiusa in una partitura o in un balletto.                                                            In quarant’anni di clic Capellini è diventato uno dei nomi di spicco del reportage culturale, tanto che la Fondazione Italiana per la Fotografia gli dedica un’antologica…..”

Stefania Berbenni (Panorama, ottobre 1995)

Stefania Berbenni

“Benvenuti nel mondo. Il mondo appeso alle pareti di Palazzo Vecchio a Firenze, il mondo che  poi è un’esistenza. Quella di Lorenzo Capellini. Di foto in foto, si capisce che il mondo del maestro ha una sua mitologia con eroi, guerrieri, muse e dei. C’è Alessandra Ferri che sa unire la grazia alla sensualità.C’è Patty Smith, un miscuglio di violenza e grazia che è tutta in una mano sollevata al cielo con ritrosia e dolcezza……….”

Fulvio Paloscia (La Repubblica, gennaio 1999)

Fulvio Paloscia

“……Sono frammenti corporali maschili e femminili attrverso i quali Capellini riesplora uno degli scorci più frequentati dalla pittura di nudo: “L’occhio del fotografo è come quello del pittore che gode della forma, della struttura e della luce”, dichiara a proposito dei riferimenti ad altri ambiti delle arti visive, a partire da Toulouse Lautrec……..”

Franco Fanelli (Il Giornale dell’Arte, dicembre 2000)

Franco Fanelli

“…… E’ su questa scia che s’incontra il più recente lavoro di Lorenzo Capellini, fotografo genovese di nascita ma giramondo di vocazione: una mostra con 150 immagini a colori e in bianco e nero, che ritraggono schiene nude in situazioni e contesti diversi. Ma che sempre sembrano esprimere una vitalità a sé stante, svelando la natura più intima, e perciò sensuale, del soggetto ritratto……”

Donatella Bogo (7, dicembre 2000)

Donatella Bogo

“……. La ringrazio di cuore per le bellissime fotografie del sottoscritto.
E’ riuscito a rendere non dico gradevole ma almeno tollerabile una delle facce che in vita mia ho maggiormente aborrito…….”

Dino Buzzati (Milano, gennaio 1971)

Dino Buzzati

“Vienna, gabinetti pubblici. Parigi, brasserie Lipp. Londra, laundry service. Venezia, Joseph Beuys. La storia bella brutta di “Luoghi e Persone dell’Arte” è raccontata dall’obbiettivo di Lorenzo Capellini, nella retrospettiva organizzata dai Fratelli Alinari a Palazzo Vecchio a Firenze. Quant’anni di fotografie che sondano volti, attimi e intervalli delle vite di semidei e straccioni: siamo tutti coinvolti in  questa storia illustrata…..”

Manuela Gandini (Il Sole-24 Ore, gennaio 1999)

Manuela Gandini

“….. Il mondo dell’arte, dalla letteratura alla scultura e all’architettura, dal cinema al teatro alla danza ella musica classica e non, è rappresentato in una antologica del secolo che tassello dopo tassello ricostruisce la storia della creatività e del pensiero di questo Novecento che volge al termine……”

Il Manifesto (1 gennaio, 2000)

Il Manifesto

“ Il mio amico Lorenzo Capellini, che fu grande cacciatore in Africa , compagno di Hemingway (allora) e di Moravia (oggi) nei viaggi in  Africa e che il lettore conoscerà per le sue belle fotografie, smise di cacciare improvvisamente perché vide gli occhi di una zebra morente. Ne fu sconvolto perché lo guardavano con dispiacere: il dispiacere forse consapevole (chi lo sa) di abbandonare per sempre la vita. Non prese mai più il fucile in mano.”

Goffredo Parise (Corriere della Sera, settembre 1981)

Goffredo Parise

“Questo libro appare felice, soprattutto nell’idea indicata nel titolo: con questo vis à vis, che è apparentemente un francesismo, ma che invece, come ha inteso Lorenzo Capellini, rappresenta non tutto Giotto ma un “Giotto di testa”……. E’ stata anche un’idea certamente felice anche il modulo compositivo voluto da Capellini, quello di fare una silloge dei volti nelle diverse condizioni psicologiche della felicità, dell’ansia, dell’attesa, della speranza, della vecchiaia.

……Questo libro è il libro di Giotto poeta puro, poeta dei volti, poeta dei sentimenti, poeta delle emozioni. Un Giotto che fa sentire i sentimenti del suo cuore profondo. Ecco, questo Giotto venuto fuori da queste immagini di volti e di mani, estrtti dal racconto, che ci fa sentire quanto sentimento, quanto cuore,quanta poesia pura ci fossero in questo pittore……….”

Vittorio Sgarbi (dicembre 2002)

Vittorio Sgarbi

“….. Le fotografie costituiscono un prolungamento nello spazio e nel tempo: si inseriscono in una funzione critica, in una nuova e diversa coscienza dello sguardo fotografico. Ognuna di esse, infatti, ha in sé spazi e ritmi aperti, non costretti nella singola inquadratura formalmente risolta e della impressione casuale, ma viceversa tende ad una coesione con le altre fotografie, a un montaggio nel quadro e oltre il quadro.”

Giuseppe Turroni (Corriere della Sera, marzo 1978)

Giuseppe Turroni

“ …… Ciò che a noi interessa sottolineare di questo bel libro è la sua rara, veramente rara e strana carica d’arte che si annida nei particolari, negli elementi del tempo passato, nelle piogge, nevicate e calure che si sono sovrapposte, in una parola nel passaggio delle generazioni……. “

Goffredo Parise (Corriere della Sera, agosto 1981)

Goffredo Parise